Inserito da: charry | 5 Luglio 2009

A PROPOSITO DI LAVORO E DI LAVORATORI…

Il mercato del lavoro, negli ultimi anni, ha subìto notevoli mutamenti con l’introduzione di nuove leggi (flessibilità) che tendono a non riconoscere alle nuove generazioni le tutele riconosciute alle generazioni precedenti.
Per lavoro flessibile si intende il passaggio da un rapporto di lavoro regolato dall’assunzione, con le relative norme che salvaguardano il lavoratore e rendono difficile il suo licenziamento, alla possibilità di instaurare nuove forme di prestazioni d’opera caratterizzate appunto dalla flessibilità. Alcune forme di lavoro flessibile sono: il contratto a tempo determinato in cui il datore di lavoro per adattare meglio la prestazione lavorativa alle sue specifiche esigenze può assumere personale fissando la scadenza del rapporto di lavoro; Il lavoro intermittente, o a chiamata, in cui un lavoratore offre la propria disponibilità a essere chiamato dall’azienda in caso di bisogno; il lavoro ripartito, o a coppia, che prevede la condivisione della prestazione lavorativa da parte di due lavoratori che si spartiscono così la retribuzione; il contratto di somministrazione di lavoro che permette all’azienda di affittare lavoratori presso agenzie specializzate.
Fino a qualche anno fa il rapporto di lavoro era a tempo indeterminato e  la possibilità di assumere a termine rappresentava un’eccezione, era cioè lecito solo in presenza di determinate circostanze espressamente  previste dalla legge. Oggi queste nuove leggi hanno liberalizzato la stipula di questi contratti che, pur rispettando alcune regole e procedure previste dalle leggi stesse, è diventata la regola per le nuove assunzioni. Alla flessibilità non ha fatto seguito una riforma radicale sugli ammortizzatori sociali, tramutando di fatto una situazione di lavoro flessibile in una sorta di precariato a tempo indeterminato. Il lavoro precario crea delle situazioni economiche complicate per i dipendenti con contratti “atipici” che in quanto precari, non sono in grado di poter fornire garanzie reali di un salario nel lungo periodo, lasciandoli in evidente difficoltà nel momento in cui sono costretti a richiedere agli istituti di credito del denaro per l’acquisto della casa. Dovendo le aziende versare minori contributi, i lavoratori precari hanno un accantonamento pensionistico inferiore ai loro colleghi con contratti tipici. Questa situazione, combinata al progressivo invecchiamento dei componenti del nostro paese, ha fatto emergere un dibattito sull’opportunità di integrare le pensioni statali, gestite dall’inps, con un fondo pensione privato il cui rischio ricade totalmente sul sottoscrittore. Il precariato, infine, pone il dipendente in una situazione di debolezza, nella quale, sottoposto al rischio di perdere il lavoro, più difficilmente potrà rivendicare i suoi diritti sia economici che di tutela della salute e sicurezza sul lavoro.
Tutte queste situazioni insieme alla crisi finanziaria mondiale stanno contribuendo alla diffusione della infelicità, della incertezza, dell’ansia tra i lavoratori e le loro famiglie e soprattutto di una grave crisi economica all’interno delle stesse. Fabbriche ed uffici popolati da persone insoddisfatte e pieni di problemi di sopravvivenza non produrranno che danno, il diritto ad un salario dignitoso non deve essere finalizzata soltanto al profitto ma anche ad assolvere un ruolo sociale. Lavorare con scadenze trimestrali a volte anche settimanali non aiuta né la crescita delle persone né del Paese.
Il futuro dell’Italia è nella sicurezza dei lavoratori, nel loro benessere, nella possibilità di mantenere bene una famiglia e fare studiare i figli.

Vito Cardaci (alias Marabuto)

Inserito da: charry | 2 Luglio 2009

Regalbuto: Una rondine non fa primavera

Ricevo e pubblico questo “sfogo” di un cittadino che non ha firmato l’articolo.

Qualche giorno fa, passando da Piazza della Repubblica sulla mia auto, con sgomento ho notato quanto stava succedendo presso la Casa Comunale di Regalbuto.
Ho visto un personaggio con aria da giustiziere, dare ordini a, suppongo, persone del cd. Reddito Minimo.
Gli ordini riguardavano la distruzione dei nidi di rondine posti sotto i balconi del comune. Non metto in dubbio che le “cacate” possano dare fastidio, ma non mi sembra che qualcuno mai abbia abbattuto i cavalli che nel periodo estivo concimano e profumano le strade del centro storico.
E’ scandaloso che nessuno non abbia impedito la distruzione dei nidi.
Tra l’altro le rondini sono le uniche che avrebbero titolo per stare in quel palazzo!
Pensate un pò, non è possibile uccidere le colombe, ritenute volatili “fitusi” e fastidiosi, immaginate un pò se è possibile distruggere i nidi delle rondini.
Consiglierei a tutti di andare a leggere l’art. 5 della direttiva 79/409/CEE, nonchè di leggere la l.157/92.

Se poi ci si riflette, non solo si distrugge un nido, ma si uccidono anche animali indifesi. Pensate a pulcini che vi erano dentro. Un volo di 5 metri verso il basso.

Questa è crudeltà.

Vorrei sapere se il sindaco, noto ambientalista era a conoscenza di ciò, e se, accertati i fatti ha intenzione di prendere qualche provvedimento.

Il mondo non è solo nostro, non è solo degli uomini. Anche gli animali hanno dei diritti. E se questi sono calpestati all’interno delle Istituzioni, si pensi un pò al messaggio che passa ai cittadini.
Che cielo estivo sarebbe a Regalbuto senza rondini?

Solo in un paese becero e meschino come il nostro  si può avere il coraggio di prendersela con le rondini. Forse l’ultimo simbolo di libertà che ci è rimasto. Per fortuna si sono già rimesse all’opera e stanno già ricostruendo i loro nidi. Se risucederà chiamerò la LIPU e farò le opportune denunce.

Inserito da: charry | 26 Giugno 2009

Dieci nuove domande a Silvio Berlusconi – Video

Sulla questione morale e su quelle che dovrebbero essere le virtù di chi comanda ha già scritto Padre Alessandro Magno.  Regalbuto non è diversa da tutto il resto d’italia che non fa caso a queste sciocchezze, basti pensare che uno dei giornali della famiglia Berlusconi titola in prima pagina: SIAMO TUTTI BERLUSCONI.

Ok, se è questo che vogliamo che ci rappresenti siamo veramente messi male. Il video, che non vedrete mai nelle televisioni, è la  prova di come il capo del governo italiano, nel suo Arem di stato lavora giorno e NOTTE. Lui è bravo, buono, lui è solo “l’utilizzatore finale” e gli italiani, poveretti,  lo vogliono così.

BUONANOTTE BORDELLO ITALIA

CHIUDO PER FERIE!!

Inserito da: charry | 23 Giugno 2009

Il Presidente Monaco azzera la giunta

Enna: Era già nell’aria. Dopo le fibrillazioni all’interno del centro destra, questa mattina il Presidente della Provincia Dott. Giuseppe Monaco ha azzerato la giunta. Nelle prossime ore il tutto verrà ratificato con determina.

Inserito da: charry | 23 Giugno 2009

LA VIRTU’ DEL COMANDO di P. Alessandro Magno

Una riflessione sulla politica

LA VIRTÙ DEL COMANDO

Poco si parla, generalmente, delle virtù di chi comanda. Se ne discute la legittimità e anche l’efficienza; se ne esaminano i risultati politici. Sembra che la virtù non lo riguardi. Che la bontà non faccia parte del suo bagaglio; per lo meno del suo bagaglio necessario. Un di più. Eppure non è così: non dovrebbe essere così. Dell’autorità fa parte essenziale l’autorevolezza, un sostantivo impopolare, ma importante.

Dell’autorevolezza fanno parte essenziale alcuni aspetti che possiamo chiamare etici: alcune vere e proprie virtù. Sarebbe non soltanto riduttivo ma falso riservare le virtù alla vita privata: sacrestia e camera da letto, come si suole dire. Anche chi comanda – il politico – può e deve essere “virtuoso”. Anche se non sempre virtù e successo camminano insieme.

Molti gli aspetti dell’autorevolezza. Se ne possono indicare almeno alcuni. La sincerità, prima di tutto. Non ingannare, non falsare. Non vantare risultati inesistenti o esagerati. Non calunniare gli avversari, non trasformare la politica in una battaglia campale. E non trarre dalla vita politica vantaggi personali o familiari, più o meno economici o, appunto, politici.

Vengono in mente alcuni aspetti delle famose beatitudini evangeliche, valide anche per i politici. Anche, forse soprattutto. Beati i miti, anche in politica. Beati gli afflitti: avete mai visto  un politico piangere? È proprio l’umiltà che sembra esclusa dall’autorità del politico. Eppure l’umiltà è una grande, grandissima virtù del cristiano e di ogni uomo. Come coniugare l’autorevolezza con l’umiltà? È una delle principali questioni che interrogano il politico che vuole essere e mantenersi democratico. E anche democratico di successo.

Alessandro Magno

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