Il nostro futuro è quì. I migliori nani della nostra vita, dopo mesi di duro lavoro hanno sancito come far affiorare un sorriso sul malinconico viso degli Italiani.
Ticket, fannulloni e card (tessera) per poveri
Meno costi, più libertà più sviluppo. Una tassa per i petrolieri e le banche che, non ci metteranno molto a riprendersela dalle nostre tasche con quella ridda di voci indecifrabili nascoste negli estratti conto scritti in aramaico.
Dice Brunetta: “Oggi l’amministrazione pubblica costa 680 miliardi di euro all’anno” , A breve, continua Brunetta , “saranno soppressi gli enti pubblici con meno di 50 unità” ; Non è chiaro che fine faranno le 50 unità.
Sarà più facile trasferire i dipendenti pubblici; aspettativa per quelli che vogliono lasciare il pubblico per provare la vita da “imprenditore privato”; pubblicazione on line di redditi, curricula e recapiti telefonici; trenta giorni per sbrigare una pratica altrimenti l’impiegato dovrà pagare il danno al cittadino; concorsi validi solo per il territorio dove vengono banditi per evitare i casi di assenteismo e malattia prolungata; sempre sul fronte della malattia (“i dipendenti pubblici sembrano assai più cagionevoli di quelli privati”) maggiori controlli per chi si mette malato; possibilità di licenziare per scarso rendimento.
In questo ultimo passaggio ci sono molte cose che condivido e altre che mi lasciano perplesso: Trenta giorni per conclude una pratica è un tempo ragionevole, l’importante è che i trasgressori paghino sul serio però!!
Pubblicazione on line dei redditi, curricula e recapiti telefonici: ma mi faccia il piacere Caro Ministro Brunetta, non dica [cut]; Se mette on line i miei dati sarà costretto a darmi la Card dei Poveri, ascolti non le conviene.
Vero è che i dipendenti pubblici sembrano assai più cagionevoli di quelli privati; Che le devo dire Ministro: La nostra vita è fatta di troppe vacanze alle maldive, di coca party, di serate mondane nei salotti bene; e che cazzo! ci dobbiamo riprendere o no da questo stress? Da quando la nostra vita è diventata una corsa all’ultima bolletta, da quando siamo diventati i nuovi poveri per eccellenza, anche la nostra salute comincia a farsi più cagionevole…non le pare?
Ministro Brunetta, lei parla di un mondo che forse non conosce bene. Con i suoi proclami ha ingenerato una sorta di guerra tra poveri (infondo lo scopo è proprio questo); Parlare alla pancia degli Italiani consiste nel far diventare una sterile discussione da bar in un decreto legge.
Oggi come ieri, i cittadini liberi, i disoccupati, i pensionati, ci guardano in cagnesco. Organizzano vere e proprie ronde, telecamere alla mano, per scoprire se prendiamo un caffè, un cappuccino o il fatidico cornetto. Ministro Lei è un genio! E’ riuscito a spostare il tiro dalla tanto vituperata CASTA su chi sopravvive con 900 euri del cazzo al mese. Bravo Ministro!
Caro Ministro, mi chiedevo chi meglio di Lei può comprendere bene come si vive sententosi additato dagli altri? Mi pregio di allegarle il testo di un capolavoro di Fabrizio De Andrè.
Cordiali Salti.
UN GIUDICE
Cosa vuol dire avere un metro e mezzo di statura,
ve lo rivelan gli occhi e le battute della gente,
o la curiosità d’una ragazza irriverente
che vi avvicina solo per un suo dubbio impertinente:
Vuole scoprir se è vero quanto si dice intorno ai nani,
che siano i più forniti della virtù meno apparente,
fra tutte le virtù la più indecente.
Passano gli anni, i mesi,
e se li conti anche i minuti,
è triste trovarsi adulti senza essere cresciuti;
la maldicenza insiste, batte la lingua sul tamburo
fino a dire che un nano è una carogna di sicuro
perché ha il cuore troppo troppo vicino al buco del culo.
Fu nelle notti insonni vegliate al lume del rancore
che preparai gli esami diventai procuratore
per imboccar la strada che dalle panche d’una cattedrale
porta alla sacrestia quindi alla cattedra d’un tribunale
giudice finalmente, arbitro in terra del bene e del male.
E allora la mia statura non dispensò più buonumore
a chi alla sbarra in piedi mi diceva “Vostro Onore”,
e di affidarli al boia fu un piacere del tutto mio,
prima di genuflettermi nell’ora dell’addio
non conoscendo affatto la statura di Dio.
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