Regalbuto: Lettera aperta di Alessandro Magno sulla Francis
Lettera aperta
Al di sopra delle nubi splende sempre il sole
La crisi economica che sta causando gravi disagi in diverse parti del mondo, ed in modo speciale nelle aree cosiddette “sottosviluppate”, che sta aggravando sensibilmente la situazione di tante famiglie che erano in precarie condizioni economiche, che sta rendendo insicuri numerosi posti di lavoro provocando la crescita del tasso di disoccupazione specialmente nel Sud, sta facendo sentire le sue conseguenze negative anche nella nostra comunità regalbutese. È sotto gli occhi di tutti la vicenda del gruppo FRANCIS (che in verità è cominciata alcuni anni fa). È una situazione di sofferenza che tocca tutte le parti coinvolte e, credo, l’intera collettività regalbutese. Quando una parte della comunità soffre è tutta la comunità a risentirne. Ma tutta la comunità deve anche riuscire a realizzare un cambiamento radicale delle proprie condizioni economiche e sociali. Non ci si può fermare ad atteggiamenti generici come quelli che si registrano in queste occasioni: indifferenza; critiche fino allo sproloquio; “se fossi io… saprei come aggiustare le cose… “ (!?), giudizi a destra e a manca, etc… Non voglio nascondere la tristezza – non solo mia – che questa crisi della FRANCIS sta provocando: c’è sofferenza nel gruppo imprenditoriale, c’è sofferenza nelle famiglie dei lavoratori coinvolti, c’è senso di smarrimento nelle istituzioni, c’è paura in chi detiene i cordoni della borsa (le Banche), e perché credo, si sia venuto a creare un muro contro muro – tra impresa e lavoratori – che non produrrà nulla di buono. Nonostante, però, le nuvole nere che si stagliano all’orizzonte vorrei ricordare a tutti che al di sopra delle nuvole splende sempre il sole. Per questo insieme alla tristezza che proviamo dobbiamo mettere in atto tutte le risorse di cui siamo capaci per preparare il ritorno del cielo sereno.
Il Papa nella sua ultima enciclica, Caritas in veritate, dice che il mondo soffre per “mancanza di pensiero” e che “serve un nuovo slancio del pensiero”. Il Papa vuole dare vigore alla riflessione sul futuro che sembra stentare e rassegnarsi all’ineluttabile. Anche noi nella nostra comunità dobbiamo ritrovare la forza di pensare nuove vie per migliorare le nostre condizioni di vita e per riprendere quello spirito imprenditoriale che già negli anni ’80 ha fatto di Regalbuto un esempio di sviluppo e di creatività di cui la FRANCIS era leader (i famosi 180 posti di lavoro!). Per fare questo credo sia necessario avere la consapevolezza di che cosa, nel frattempo, sia accaduto e liberarsi da una mentalità assistenzialista e della ricerca del “posto di lavoro” piuttosto che del lavoro. Desidero incoraggiare tutti gli imprenditori di Regalbuto, a cominciare da quelli del gruppo FRANCIS, ad impegnarsi per trovare, attraverso le loro capacità creative, nuove forme di lavoro o processi di conversione secondo le legittime esigenze del mercato; cosicché il mancato posto di lavoro di oggi possa diventare una nuova, concreta, non lontana prospettiva di impiego; desidero incoraggiare gli operai in difficoltà a non disperare e a provare a sperare in un futuro migliore anche attraverso la solidarietà di tutta la comunità. Desidero incoraggiare le autorità preposte a sostenere tutti gli imprenditori regalbutesi nella loro fatica di fare impresa, promuovendo un tavolo di riflessione creativa per esaminare le reali condizioni di lavoro a Regalbuto e pensare quali sono le opportunità che si potrebbero creare; di pensare al supermento del lavoro nero che vede far diminuire le garanzie di un futuro sereno a centinaia di persone e mette a repentaglio la sicurezza di tanti. Esorto, infine, le agenzie educative della nostra comunità, compresa la comunità ecclesiale regalbutese, a realizzare un programma di formazione alla mentalità del lavoro e alla cooperazione.
La nostra economia locale, come quella globalizzata dove la nostra si inserisce, per crescere, essere governata, produrre sviluppo, hanno bisogno di cultura, di visioni e di spirito.
Alessandro Magno





Grazie Alessandro.
Penso che Padre Alessandro non ha potuto informarsi che la crisi economica con il Gruppo Francis non centra proprio nulla,
anzi la crisi per questo gruppo che non è assolutamente costituito da imprenditori,
ma da approfittatori,
è l’occasione caduta dal cielo per giustificare l’ultimo atto di una strategia,
tendente a FOTTERSI tanti soldi pubblici,
sottoforma di aiuti alle aziende per incentivare l’occupazione nelle zone svantaggiate come la nostra Sicilia.
Leggere la disperazione di questi nostri amici e compaesani, che perdono il posto di lavoro, fa venire una rabbia insopportabile.
Questa è la dimostrazione che chi ci governa, destra o sinistra fa leggi a favore dei forti contri i poveri e deboli della società.
Questo signore, Mastro don Gesualdo del 2009, ha preso delle sovvenzioni statali se li è incamerati, si è costruito un complesso che si godrà lui e i suoi figli, nello stesso tempo licenzia la zavorra dei dipendenti è per legge è tutto legale, nessuno gli potrà fare mai niente, parliamo d’altronde dei VINTI di Giovanni Verga.
Quale partito politico oggi garantisce questi disperati? Nessuno.
Il Papa nella sua Enciclica, Caritas in Veritate, forse traccia la strada, di quello che dovrebbe essere il programma di un partito politico di governo, inteso sul vero senso della parola POLITICA, o no.
concordo con giuseppe. questa persona ha costruito un impero sulle spalle della gente di regalbuto e sulla CEE e nessuno si lamenta. Purtroppo ci siamo svegliati troppo tardi e purtroppo non abbiamo il coraggio di andare oltre: MEDIA NAZIONALI.
Lui super ricco, noi super chini di pidocchi.
Il ringraziamento va solo a Charry per tutto quello che sta facendo. E’ l’unico in ITALIA a dare spazio a questi fatti e a noi lavoratori del Gruppo Francis.
Ma questo a quanto pare tutti gli sforzi di Vito Carrino non sembrano bastare per interessare l’attenzione della provincia o regione sul fatto.
A questo punto signori se i video, le denunce e i blog non bastano, mi chiedo e vi chiedo non è ora di chiamare l’attenzione dei media nazionali?
Diamo in pasto questa vicenda alla RAI e a Mediaset, non abbiamo più nulla da perdere. Che dite?
N.C.
Per attirare l’attenzione dei media nazionali servono atti eclatanti. Ho girato le notizie presenti in questo blog ivi compresi i video a diverse testate nazionali, ma a quanto pare non sembrano interessati… Rai 3 regione sa di fare più “ascolti” con la vicenda di Termini Imerese, dove alcuni operai e sindacalisti sono diventati dei simboli. Mi spiace registrare che nella vicenda Francis l’unico protagonista rimane il padrone, lui vincente e gli operai “rassegnati”.
Un servo tempu fa rinta ‘na chiazza,
pregava Cristu in cruce e ci ricia:
“Cristu, lu me patrune mi strapazza,
mi tratta comu un cane pi la via,
si pigghia tuttu cu la so’ manazza,
mancu la vita mia rici ch’è mia…
Distruggila, Gesù, sta Malarazza!
Distruggila, Gesù, fallo pi mmia! Sù..fallo pi mmia!”
Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastune e tira fora li denti…
Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastune e tira fora li denti…
Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastune e tira fora li denti…
Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastune e tira fora li denti…
“Se ‘nna stu munnu c’è la Malarazza,
cu voli la giustizia si la fazza!
Se ‘nna stu munnu c’è la Malarazza,
cu voli la giustizia si la fazza!”
Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastune e tira fora li denti…
Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastune e tira fora li denti…
Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastune e tira fora li denti…
Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastune e tira fora li denti…
Queta latania di sta minchiazza forse andrebbe bene in un paese incivile, ma in uno stato democratico, ops.. in una dittatura democratica, se non ti presenti in 100/150 firme accompagnati da un video non fai nulla da solo.
solo manco in paradiso è buono.
assieme no abbiamo fatto… dubito che prendendo un bastone e tirando fora i denti si faccia qualcosa.
detto si sta minchiazza per me.
Spesso mi sono trovata daccordo con Padre Alessandro Magno e le sue riflessioni su questo blog. Ma avendo seguito molto da vicino la vicenda Francis negli anni, non mi sento di condividere la sua riflessione a pieno.
Intanto non credo proprio che si sia creato un muro contro muro fra impresa e lavoratori: questi stanno solo cercando di difendere la fonte della loro sopravvivenza.
Piuttosto credo che il problema Francis sia emblematico dal punto di vista della questione dell’etica del capitalismo italiano.
In Italia quasi mai abbiamo avuto una classe imprenditoriale illuminata che seguisse una propria etica dell’impresa come parte della società. Così come spesso abbiamo avuto una classe operaia alla ricerca di privilegi in nome del lavoro (vedi abusi di assenteismo e malattia).
Il capitalismo in Italia è modello “furbetti del quartierino”. Questo è il problema. E il capitalismo regalbutese riflette un certo modo di fare impresa. Mai al servizio della comunità, ma solo al proprio servizio.
Calvino sarà stato pure un esagerato, ma almeno nella sua riforma ha dettato i principi dell’etica capitalista. Non a caso i paesi investiti dalla riforma sono quelli dal capitalismo più sano, se così si può definire la concentrazione del capitale nelle mani di pochi, che per il mio modo di vedere non è mai del tutto positiva (ma questo è un punto di vista).
Come al solito in Italia prolifera l’illegalità e la corsa ad arricchirsi alle spalle dei più deboli. E magari quando ci si è arricchiti si chiude pure per poter poi riaprire e riprendere gli operai che non rivendicano i loro diritti…Chi lo sa…
Su una cosa però sono completamente daccordo con Padre Alessandro: i problemi dei singoli devono essere problemi di tutta la collettività. L’indifferenza è il male più grande della nostra società, secondo me.
Concordo pienamente con la Signora Roccella.
Non concordo quando però dice:
“In Italia quasi mai abbiamo avuto una classe imprenditoriale illuminata che seguisse una propria etica dell’impresa come parte della società”
In Italia gli esempi di imprenditoria al servizio della comunità ci sono stati e ci sono tutt’ora. Non facciamo quindi qualunquismo da sindacato rosso.
Non andiamo lontano… prendiamo ad esempio le aziende gestite dal gruppo Spampinato (Milla, Agriplast). Chi può lamentarsi? Sono aziende di gran rispetto!
Se poi per “al servizio della comunità” intendiamo padrone lavora e operaio sta a poltrire, allora Signora Roccella quello è meglio chiamarlo “economia comunista all’Italiana”.
Doctor Tortorici
Ho detto classe imprenditoriale…Purtroppo la storia italiana ci ha consegnato questo. A prescindere dai singoli, di cui l’elenco sarebbe davvero molto lungo.
Ci sono interi libri di economia sull’anomalia del capitalismo italiano…Mica me lo sono inventata!!!
Ah, per informarla, di solito l’economia comunista all’italiana è quella delle regioni rosse, con il sistema cooperativistico. Ovvero dove tutti lavorano e sviluppano il proprio territorio (e i risultati si vedono).
Quello di cui parla più che comunismo mi sembra sicilianismo!Ahahahah
Oddio, dottore la prego, mi chiami pure signorina, che se no mi sento vecchia!^_^
Signora Roccella ho come l’impressione che lei abbia una biblioteca tutta sua in cui nessuno se non lei può accedere. ehhehehe… Menomale che c’è lei che ci spiega i mali del capitalismo!!! Non se ne era accorto nessuno!!
Vorrei capire questo Stato, nel mondo, che ha fatto bene però… Nei suoi libri ne esiste uno? Chi sta facendo bene? Oh! Non mi dica Fillandia, Danimarca, Germania, Svezia o Norvegia… che il tanfo di marcio è peggio di quello italiano, francese, inglese e americano!!! Ma vi rendete conto che qui dentro invece di riflettere fate le gare del miglior kazzaro del mese?
Charry cambi il nome del sito in “TERRA dei siciliani qualunquisti di paisi…!!!” hehehehe
Doctor Tortorici