Comunicato dei lavoratori del Gruppo FRANCIS
Con il seguente, i lavoratori del gruppo FRANCIS vogliono formalmente ringraziare il Signor Sindaco, la Giunta, il Consiglio Comunale, i Deputati naz-reg, il Senatore, il Presidente della prov-reg. di Enna e il Consiglio Provinciale. Per tutte le iniziative poste in essere, e per la solidarietà espressaci in questa grave situazione. Un sentito ringraziamento va in particolare a Sua Eccellenza il Prefetto di Enna: per averci prontamente ricevuti al primo sit-in di protesta; e al Presidente del Consiglio Comunale ed al Consigliere che materialmente ci hanno accompagnato all’incontro con l’Assessore Regionale. Naturalmente in noi lavoratori prevale oggi un sentimento di profonda amarezza nel constatare che pur con l’interessamento delle Istituzioni, ci sono state proposte solo soluzioni penalizzanti. E’ chiaro che le nostre aspettative erano altre anche perché queste soluzioni erano già state a noi proposte dall’ azienda fin dal 2006. L’Azienda voleva poter avere via libera dal Sindacato del riconoscimento di “Azienda stagionale” per sette mesi di lavoro e cinque di disoccupazione e con riassunzione di volta in volta a tempo determinato e solo per un numero di disponibilità a sua discrezione. Noi lavoratori abbiamo chiesto il Vostro intervento in quanto l’Azienda è passata direttamente alla mobilità cioè al licenziamento senza attuare le forme di ammortizzatori sociali quali la c.i.g.o. e la c.i.g.s. formule non più utilizzabili, visto il trascorrere invano del tempo. Le suddette soluzioni sarebbero state per l’azienda meno onerose rispetto al passaggio diretto alla mobilità in un momento in cui l’azienda stessa lamenta, oltretutto, una crisi di liquidità. Molte aziende del nostro settore, che probabilmente non hanno avuto la possibilità di irrobustire il loro patrimonio immobiliare con finanziamenti pubblici hanno chiuso, questo permetterebbe alla nostra azienda, alla fine della crisi, di ritrovarsi con meno concorrenza nel mercato. Infatti le aziende del gruppo hanno richiesto e ricevuto dei contributi con la legge 488/92 per circa dieci miliardi delle vecchie lire come si evince dall’ 8° bando ordinario regione Sicilia del 2000 e dall’ 11° bando ordinario del 2001. Con questi contributi sono stati costruiti due edifici di enorme grandezza come sito delle varie aziende. Tutto ciò ha incentivato un formidabile indotto lavorativo, non solo con i lavoratori direttamente occupati in fabbrica ma garantendo un’importante valvola occupazionale per le imprese ed i lavoratori del comparto edilizio interessati per la realizzazione delle sopracitate opere infrastrutturali. Ma non appena sono scaduti i termini dei vincoli imposti dalla legge l’azienda ha cominciato a far ricorso alla mobilità e quindi a licenziare, chiudendo la produzione e dedicantosi esclusivamente alla commercializzazione, infatti nei mesi di Marzo, Aprile e Maggio c.a. i container provenienti dalla Cina sono stati innumerevoli riempiendo i nostri magazzini. Per questo possiamo affermare che sino ad oggi le ripercussioni della paventata crisi dell’azienda sono stati subìti solo dai lavoratori con l’aggravio della mancata corresponsione degli stipendi nei termini stabiliti. L’azienda a nostro modesto parere non si è mai attrezzata con un nuovo piano industriale di rilancio, per affrontare questa crisi. Ma come si evince dall’ultimo verbale della riunione svoltasi all’ufficio provinciale del lavoro il 14 luglio 2009, il legale rappresentante dell’azienda si è premurato solo di incontrare informalmente gli organi competenti per il rilascio della c.i.g. adducendo che non si prefiguravano le condizioni per l’accoglimento degli ammortizzatori sociali. A questo punto risulta chiaro che la chiusura degli stabilimenti era premeditata e un obiettivo da raggiungere. Ma se tutto ciò poteva essere il cinico disegno strategico di un’azienda, certamente è un pericolo grave da scongiurare assolutamente perché metterebbe in gravissime difficoltà economiche non solo i lavoratori licenziati e le loro famiglie, ma l’intera collettività regalbutese assestando un duro colpo al comparto artigianale e commerciale già duramente provato dalla grave crisi congiunturale in corso. Più volte, per accendere i riflettori in merito a questa vicenda, presi dallo sconforto, siamo stati tentati di compiere gesti estremi e plateali, ma per un solo momento vi invitiamo a riflettere se è possibile togliere ai propri figli il pane e la serenità emotiva nel vedere il proprio genitore perdere la dignità di uomo e di lavoratore. Quindi l’alto senso di responsabilità e il profondo attaccamento alle Istituzioni ci ha portati a prediligere la via della concertazione. Considerato il fatto però che precedenti inviti formali di dialogo tra noi lavoratori e l’azienda sono risultati invani come da precedenti comunicazioni a Vostra conoscenza ci rivolgiamo ancora una volta a Voi classe dirigente, affinché possiate essere solerti nel costituire: Un tavolo tecnico con la presenza di tutte le parti interessate per individuare ed attuare tutte le iniziative necessarie per risolvere questa vertenza.
I lavoratori del gruppo FRANCIS
Comunicato dei lavoratori del Gruppo FRANCIS
Con il seguente, i lavoratori del gruppo FRANCIS vogliono formalmente ringraziare il Signor Sindaco, la Giunta, il Consiglio Comunale, i Deputati naz-reg, il Senatore, il Presidente della prov-reg. di Enna e il Consiglio Provinciale. Per tutte le iniziative poste in essere, e per la solidarietà espressaci in questa grave situazione. Un sentito ringraziamento va in particolare a Sua Eccellenza il Prefetto di Enna: per averci prontamente ricevuti al primo sit-in di protesta; e al Presidente del Consiglio Comunale ed al Consigliere che materialmente ci hanno accompagnato all’incontro con l’Assessore Regionale. Naturalmente in noi lavoratori prevale oggi un sentimento di profonda amarezza nel constatare che pur con l’interessamento delle Istituzioni, ci sono state proposte solo soluzioni penalizzanti. E’ chiaro che le nostre aspettative erano altre anche perché queste soluzioni erano già state a noi proposte dall’ azienda fin dal 2006. L’Azienda voleva poter avere via libera dal Sindacato del riconoscimento di “Azienda stagionale” per sette mesi di lavoro e cinque di disoccupazione e con riassunzione di volta in volta a tempo determinato e solo per un numero di disponibilità a sua discrezione. Noi lavoratori abbiamo chiesto il Vostro intervento in quanto l’Azienda è passata direttamente alla mobilità cioè al licenziamento senza attuare le forme di ammortizzatori sociali quali la c.i.g.o. e la c.i.g.s. formule non più utilizzabili, visto il trascorrere invano del tempo. Le suddette soluzioni sarebbero state per l’azienda meno onerose rispetto al passaggio diretto alla mobilità in un momento in cui l’azienda stessa lamenta, oltretutto, una crisi di liquidità. Molte aziende del nostro settore, che probabilmente non hanno avuto la possibilità di irrobustire il loro patrimonio immobiliare con finanziamenti pubblici hanno chiuso, questo permetterebbe alla nostra azienda, alla fine della crisi, di ritrovarsi con meno concorrenza nel mercato. Infatti le aziende del gruppo hanno richiesto e ricevuto dei contributi con la legge 488/92 per circa dieci miliardi delle vecchie lire come si evince dall’ 8° bando ordinario regione Sicilia del 2000 e dall’ 11° bando ordinario del 2001. Con questi contributi sono stati costruiti due edifici di enorme grandezza come sito delle varie aziende. Tutto ciò ha incentivato un formidabile indotto lavorativo, non solo con i lavoratori direttamente occupati in fabbrica ma garantendo un’importante valvola occupazionale per le imprese ed i lavoratori del comparto edilizio interessati per la realizzazione delle sopracitate opere infrastrutturali. Ma non appena sono scaduti i termini dei vincoli imposti dalla legge l’azienda ha cominciato a far ricorso alla mobilità e quindi a licenziare, chiudendo la produzione e dedicantosi esclusivamente alla commercializzazione, infatti nei mesi di Marzo, Aprile e Maggio c.a. i container provenienti dalla Cina sono stati innumerevoli riempiendo i nostri magazzini. Per questo possiamo affermare che sino ad oggi le ripercussioni della paventata crisi dell’azienda sono stati subìti solo dai lavoratori con l’aggravio della mancata corresponsione degli stipendi nei termini stabiliti. L’azienda a nostro modesto parere non si è mai attrezzata con un nuovo piano industriale di rilancio, per affrontare questa crisi. Ma come si evince dall’ultimo verbale della riunione svoltasi all’ufficio provinciale del lavoro il 14 luglio 2009, il legale rappresentante dell’azienda si è premurato solo di incontrare informalmente gli organi competenti per il rilascio della c.i.g. adducendo che non si prefiguravano le condizioni per l’accoglimento degli ammortizzatori sociali. A questo punto risulta chiaro che la chiusura degli stabilimenti era premeditata e un obiettivo da raggiungere. Ma se tutto ciò poteva essere il cinico disegno strategico di un’azienda, certamente è un pericolo grave da scongiurare assolutamente perché metterebbe in gravissime difficoltà economiche non solo i lavoratori licenziati e le loro famiglie, ma l’intera collettività regalbutese assestando un duro colpo al comparto artigianale e commerciale già duramente provato dalla grave crisi congiunturale in corso. Più volte, per accendere i riflettori in merito a questa vicenda, presi dallo sconforto, siamo stati tentati di compiere gesti estremi e plateali, ma per un solo momento vi invitiamo a riflettere se è possibile togliere ai propri figli il pane e la serenità emotiva nel vedere il proprio genitore perdere la dignità di uomo e di lavoratore. Quindi l’alto senso di responsabilità e il profondo attaccamento alle Istituzioni ci ha portati a prediligere la via della concertazione. Considerato il fatto però che precedenti inviti formali di dialogo tra noi lavoratori e l’azienda sono risultati invani come da precedenti comunicazioni a Vostra conoscenza ci rivolgiamo ancora una volta a Voi classe dirigente, affinché possiate essere solerti nel costituire: Un tavolo tecnico con la presenza di tutte le parti interessate per individuare ed attuare tutte le iniziative necessarie per risolvere questa vertenza.
I lavoratori del gruppo FRANCIS
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