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Archivio per la categoria ‘Crisi economica’

Regalbuto: Comunicato dei lavoratori del Gruppo FRANCIS

20 Ottobre 2009 charry 10 commenti
Comunicato dei lavoratori del Gruppo FRANCIS
Con il seguente, i lavoratori del gruppo FRANCIS vogliono formalmente ringraziare il Signor Sindaco, la Giunta, il Consiglio Comunale, i Deputati  naz-reg, il Senatore,  il Presidente della prov-reg. di Enna e il Consiglio Provinciale. Per tutte le iniziative poste in essere, e per la solidarietà espressaci in questa grave situazione. Un sentito ringraziamento va in particolare a Sua Eccellenza il Prefetto di Enna: per averci prontamente ricevuti al primo sit-in di protesta;  e  al Presidente del Consiglio Comunale ed al Consigliere che materialmente ci hanno accompagnato all’incontro con l’Assessore Regionale. Naturalmente in noi lavoratori prevale oggi un sentimento di profonda amarezza nel constatare che pur con l’interessamento delle Istituzioni, ci sono state proposte solo soluzioni penalizzanti.  E’ chiaro che le nostre aspettative erano altre anche perché queste soluzioni erano già state a noi proposte dall’ azienda fin dal 2006. L’Azienda voleva poter avere via libera dal Sindacato del riconoscimento di “Azienda stagionale” per sette mesi di lavoro e cinque di disoccupazione e con riassunzione di volta in volta a tempo determinato e solo per un numero di disponibilità a sua discrezione. Noi lavoratori abbiamo  chiesto il Vostro intervento in quanto l’Azienda è passata direttamente alla mobilità cioè al licenziamento senza attuare le forme di ammortizzatori sociali quali la c.i.g.o. e la c.i.g.s. formule non più utilizzabili, visto il trascorrere invano del tempo.  Le suddette  soluzioni sarebbero state per l’azienda meno onerose rispetto al passaggio diretto alla mobilità in un momento in cui l’azienda stessa lamenta, oltretutto, una crisi di liquidità. Molte aziende del nostro settore, che probabilmente non  hanno avuto la possibilità di irrobustire il loro patrimonio immobiliare con finanziamenti pubblici hanno chiuso,  questo permetterebbe alla nostra azienda, alla fine della crisi, di ritrovarsi con meno concorrenza nel mercato. Infatti le aziende del gruppo hanno richiesto e ricevuto dei contributi con la legge 488/92 per circa dieci miliardi delle vecchie lire come si evince dall’ 8° bando ordinario regione Sicilia del 2000 e dall’ 11° bando ordinario del 2001. Con questi contributi sono stati costruiti due edifici di enorme grandezza come sito delle varie aziende. Tutto ciò ha incentivato un formidabile indotto lavorativo, non solo con i lavoratori direttamente occupati in fabbrica ma garantendo  un’importante valvola occupazionale per le imprese ed i lavoratori del comparto edilizio interessati per la realizzazione delle sopracitate opere infrastrutturali. Ma non appena sono scaduti i termini dei vincoli imposti dalla legge  l’azienda ha cominciato a far ricorso alla mobilità e quindi a licenziare, chiudendo la produzione e dedicantosi esclusivamente alla commercializzazione, infatti nei mesi di Marzo, Aprile e Maggio c.a. i container provenienti dalla Cina sono stati innumerevoli riempiendo i nostri magazzini. Per questo possiamo affermare che    sino ad oggi le ripercussioni della paventata crisi dell’azienda sono  stati subìti solo dai lavoratori con l’aggravio della mancata corresponsione degli stipendi nei termini stabiliti. L’azienda a nostro modesto parere non si è mai attrezzata con un nuovo piano industriale di rilancio, per affrontare questa crisi. Ma come si evince dall’ultimo verbale della riunione svoltasi all’ufficio provinciale del lavoro il 14 luglio 2009, il legale rappresentante dell’azienda si è premurato solo di incontrare informalmente gli organi competenti per il rilascio della c.i.g. adducendo che non si prefiguravano le condizioni per l’accoglimento degli ammortizzatori sociali. A questo punto risulta chiaro che la chiusura degli stabilimenti era premeditata e un obiettivo da raggiungere. Ma se tutto ciò poteva essere il cinico disegno strategico di un’azienda, certamente è un pericolo grave da scongiurare assolutamente perché metterebbe in gravissime difficoltà economiche non solo i lavoratori licenziati e le loro famiglie, ma l’intera collettività regalbutese assestando un duro colpo al comparto artigianale e commerciale già duramente provato dalla grave crisi congiunturale in corso. Più volte,  per accendere i riflettori in merito a questa vicenda, presi dallo sconforto, siamo stati tentati di compiere gesti estremi e plateali, ma  per un solo momento vi invitiamo a riflettere se è possibile togliere ai propri figli il pane e la serenità emotiva nel vedere il proprio genitore perdere la dignità di uomo e di lavoratore. Quindi  l’alto senso di responsabilità e il profondo attaccamento alle Istituzioni ci ha portati a prediligere la via della concertazione. Considerato il fatto però che precedenti inviti formali di dialogo tra noi lavoratori e l’azienda sono risultati invani come da precedenti comunicazioni a Vostra conoscenza ci rivolgiamo ancora una volta a Voi classe dirigente, affinché possiate essere solerti nel costituire: Un  tavolo tecnico con la presenza di tutte le parti interessate per individuare ed attuare tutte le iniziative necessarie per risolvere questa vertenza.
I lavoratori del gruppo FRANCIS

Comunicato dei lavoratori del Gruppo FRANCIS

fissoCon il seguente, i lavoratori del gruppo FRANCIS vogliono formalmente ringraziare il Signor Sindaco, la Giunta, il Consiglio Comunale, i Deputati  naz-reg, il Senatore,  il Presidente della prov-reg. di Enna e il Consiglio Provinciale. Per tutte le iniziative poste in essere, e per la solidarietà espressaci in questa grave situazione. Un sentito ringraziamento va in particolare a Sua Eccellenza il Prefetto di Enna: per averci prontamente ricevuti al primo sit-in di protesta;  e  al Presidente del Consiglio Comunale ed al Consigliere che materialmente ci hanno accompagnato all’incontro con l’Assessore Regionale. Naturalmente in noi lavoratori prevale oggi un sentimento di profonda amarezza nel constatare che pur con l’interessamento delle Istituzioni, ci sono state proposte solo soluzioni penalizzanti.  E’ chiaro che le nostre aspettative erano altre anche perché queste soluzioni erano già state a noi proposte dall’ azienda fin dal 2006. L’Azienda voleva poter avere via libera dal Sindacato del riconoscimento di “Azienda stagionale” per sette mesi di lavoro e cinque di disoccupazione e con riassunzione di volta in volta a tempo determinato e solo per un numero di disponibilità a sua discrezione. Noi lavoratori abbiamo  chiesto il Vostro intervento in quanto l’Azienda è passata direttamente alla mobilità cioè al licenziamento senza attuare le forme di ammortizzatori sociali quali la c.i.g.o. e la c.i.g.s. formule non più utilizzabili, visto il trascorrere invano del tempo.  Le suddette  soluzioni sarebbero state per l’azienda meno onerose rispetto al passaggio diretto alla mobilità in un momento in cui l’azienda stessa lamenta, oltretutto, una crisi di liquidità. Molte aziende del nostro settore, che probabilmente non  hanno avuto la possibilità di irrobustire il loro patrimonio immobiliare con finanziamenti pubblici hanno chiuso,  questo permetterebbe alla nostra azienda, alla fine della crisi, di ritrovarsi con meno concorrenza nel mercato. Infatti le aziende del gruppo hanno richiesto e ricevuto dei contributi con la legge 488/92 per circa dieci miliardi delle vecchie lire come si evince dall’ 8° bando ordinario regione Sicilia del 2000 e dall’ 11° bando ordinario del 2001. Con questi contributi sono stati costruiti due edifici di enorme grandezza come sito delle varie aziende. Tutto ciò ha incentivato un formidabile indotto lavorativo, non solo con i lavoratori direttamente occupati in fabbrica ma garantendo  un’importante valvola occupazionale per le imprese ed i lavoratori del comparto edilizio interessati per la realizzazione delle sopracitate opere infrastrutturali. Ma non appena sono scaduti i termini dei vincoli imposti dalla legge  l’azienda ha cominciato a far ricorso alla mobilità e quindi a licenziare, chiudendo la produzione e dedicantosi esclusivamente alla commercializzazione, infatti nei mesi di Marzo, Aprile e Maggio c.a. i container provenienti dalla Cina sono stati innumerevoli riempiendo i nostri magazzini. Per questo possiamo affermare che    sino ad oggi le ripercussioni della paventata crisi dell’azienda sono  stati subìti solo dai lavoratori con l’aggravio della mancata corresponsione degli stipendi nei termini stabiliti. L’azienda a nostro modesto parere non si è mai attrezzata con un nuovo piano industriale di rilancio, per affrontare questa crisi. Ma come si evince dall’ultimo verbale della riunione svoltasi all’ufficio provinciale del lavoro il 14 luglio 2009, il legale rappresentante dell’azienda si è premurato solo di incontrare informalmente gli organi competenti per il rilascio della c.i.g. adducendo che non si prefiguravano le condizioni per l’accoglimento degli ammortizzatori sociali. A questo punto risulta chiaro che la chiusura degli stabilimenti era premeditata e un obiettivo da raggiungere. Ma se tutto ciò poteva essere il cinico disegno strategico di un’azienda, certamente è un pericolo grave da scongiurare assolutamente perché metterebbe in gravissime difficoltà economiche non solo i lavoratori licenziati e le loro famiglie, ma l’intera collettività regalbutese assestando un duro colpo al comparto artigianale e commerciale già duramente provato dalla grave crisi congiunturale in corso. Più volte,  per accendere i riflettori in merito a questa vicenda, presi dallo sconforto, siamo stati tentati di compiere gesti estremi e plateali, ma  per un solo momento vi invitiamo a riflettere se è possibile togliere ai propri figli il pane e la serenità emotiva nel vedere il proprio genitore perdere la dignità di uomo e di lavoratore. Quindi  l’alto senso di responsabilità e il profondo attaccamento alle Istituzioni ci ha portati a prediligere la via della concertazione. Considerato il fatto però che precedenti inviti formali di dialogo tra noi lavoratori e l’azienda sono risultati invani come da precedenti comunicazioni a Vostra conoscenza ci rivolgiamo ancora una volta a Voi classe dirigente, affinché possiate essere solerti nel costituire: Un  tavolo tecnico con la presenza di tutte le parti interessate per individuare ed attuare tutte le iniziative necessarie per risolvere questa vertenza.

I lavoratori del gruppo FRANCIS

Papa Papi Punzi Tirituppiti e Papiello

19 Ottobre 2009 charry 25 commenti

papiello

Vi chiederete cosa c’entra Punzi e Tirituppiti? Niente, ogni uno ha quel che si merita :D

Regalbuto: Aiutateci ad aiutare

14 Ottobre 2009 charry Lascia un commento

AIUTATECI AD AIUTARE. La Solidarità non ha odore, sapore e sopratutto colore. E’ partita da qualche giorno la RACCOLTA di BENI di prima necessità, ALIMENTI a lunga scadenza, INDUMENTI, materiale scolastico da consegnare presso il CENTRO DI RACCOLTA presso LA PROLOCO DI REGALBUTO in Via G.F. Ingrassia n. 114 . Fino a giorno 25 ottobre, quello che per Voi potrebbe sembrare inutile, per altri oggi, è una necessità.

PER CONSEGNARE TELEFONARE A:

CARMELA 328.2112553
VALERIA 333.2130353
FRANCESCO 339.8686351
DARIO 333.4416297

VINCENZO 329.5875342

GRAZIE.

Lettera aperta al Card. Tarcisio Bertone

13 Ottobre 2009 charry 13 commenti

Il protettore del padrino. Lettera aperta al card. Tarcisio Bertone, segretario di Stato Vaticano

- di Paolo Farinella, prete -

Sig. Cardinale,

bertoneMercoledì 7 ottobre 2009 è stato un giorno memorabile e tragico. Memorabile perché una sentenza della Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo il tentativo di Silvio Berlusconi, presidente del consiglio, corrotto e corruttore, di stravolgere lo stato di diritto, piegandolo ai suoi biechi e immorali interessi. Con il «Lodo Alfano», egli voleva la consacrazione costituzionale di essere l’«Unto di Dio» in terra. Che Berlusconi sia «unto» è fuori di ogni dubbio: unto di falsità, di immoralità, di corruzione, di furto, di evasione, di illegalità e di antidemocraticità. La sentenza della Corte, invece, ha restituito a noi cittadini comuni, l’orgoglio della dignità di appartenere ad una Repubblica, dove l’uguaglianza dei cittadini e la legalità sono ancora «principi non negoziabili». Con questa sentenza l’Italia è più forte e più libera.

Mercoledì 7 ottobre 2009, però, è stato anche un giorno tragico. Lei, sig. segretario di Stato Vaticano, nonostante la disapprovazione della Chiesa reale, ad ogni costo, ha voluto tagliare insieme a Berlusconi il nastro della mostra «Il Potere e la Grazia» a palazzo Venezia (ogni riferimento al passato è decisamente voluto). Che scena deprimente! Che spettacolo rozzo e indecoroso! Lei sapeva che «in quel giorno e in quelle ore», la Corte Suprema si sarebbe pronunciata e sapeva quali sarebbero state le reazioni di un uomo malato e fuori controllo (testimonianza della moglie), eppure non ha esitato ad aspettare e a rispettare la tempistica imposta da un giullare che da sempre ha identificato i suoi interessi con quelli del Paese.

Il presidente del consiglio, furibondo per non essere «più uguale degli altri», chiuso nel bunker insieme ai suoi disonorevoli dipendenti, sapendo che ormai non poteva sfruttare il tg1 minzoliniano, ormai fuori tempo massimo, ritarda volutamente l’apertura della mostra, costringendo lei ad aspettare i suoi comodi. Egli infatti varca la soglia di palazzo Grazioli, sede di meretricio istituzionale, nello stesso momento in cui inizia il tg4 di famiglia, consapevole che quelle primissime immagini avrebbero fatto il giro del mondo.

Come un cane, ferito all’improvviso, con uno stile da pescivendolo (con tutto il rispetto) più che da uomo di Stato, va all’attacco di tutti: lo tzunami della vergogna attraversa l’etere, una valanga di falsità e di fango schizza dappertutto: contro il Presidente della Repubblica, contro i Giudici Costituzionali (anche contro quei due con i quali ha condiviso una irrituale cena, prima della sentenza?), contro la guardia del corpo più alta di lui, contro la stampa, contro la televisione, contro la luna che si permetteva di sogghignare. Una scena invereconda.

«In quel giorno», il 7 ottobre 2009, la prudenza clericale e diplomatica avrebbe voluto che lei stesse defilato, magari in qualche cappella a pregare per la «serva Italia di dolore ostello / nave sanza nocchiere in gran in gran tempesta / non donna di provincie, ma bordello» (Dante, Purg. II, 6,76-78). Invece?… Invece, lei, sig. cardinale, stava lì, come un compare di nozze, accanto all’«utilizzatore finale» di prostitute a pagamento. Egli da solo ha calpestato tutti «i principi etici non negoziabili» con cui lei è solito pontificare; tutti i principi della dottrina sociale della Chiesa che ogni tanto lei rispolvera per darsi un contegno; tutti i valori etici per cui il Vaticano e la Cei avete anche organizzato una manifestazione di massa, il Family-Day, a cui ha partecipato anche il frequentatore di minorenni, divorziato e strenuo difensore della «famiglia», senza che nessuno lo accompagnasse in qualche strada adiacente; tutti i principi, i valori, le regole e il metodo che il papa predica e la Cei descrive nel documento «Educare alla legalità» (1991-2000), che avete abortito prima ancora che nascesse.

Tutto ha corrotto il Corruttore, anche le coscienza del popolo cattolico che, su vostra indicazione, lo vota in massa, senza nemmeno turarsi il naso. Lei stava lì come un protettore che mette il cappello sul proprio protetto, mandando un messaggio mediatico trasversale dentro e fuori i palazzi: Berlusconi è sotto la protezione del Vaticano e non si tocca, come lei aveva fatto con Giovanni Profiti, indagato a Genova e promosso a presidente dell’ospedale Bambino Gesù di Roma, di proprietà del Vaticano. Si direbbe che lei sia attratto dalla recidività: lei, infatti, va a braccetto di Berlusconi, nonostante sia corrotto, nonostante abbia corrotto, nonostante frequenti minorenni, nonostante favorisca e alimenti la prostituzione, nonostante sia evasore, nonostante sia piduista, nonostante sia Berlusconijad, nonostante abbia impoverito l’Italia dentro l’abbia umiliata fuori, all’estero, dove stampa ed economia chiedono a gran voce le dimissioni.

A lei, sig. cardinale, che gliene cale? L’importante è portare a casa, a costo zero, qualche legge che domani un altro governo eliminerà. Ah, la lungimiranza della diplomazia vaticana, un tempo mito ineguagliabile di accortezza serpentina, oggi ridotta a comparsa nel ridotto del berlusconismo, mito dell’anticristianesimo.

Il mondo ha visto che il presidente del consiglio, vergogna internazionale della Repubblica italiana, certo ormai del padrinaggio vaticano, ha osato dirle davanti a tutti che in quella mostra mancava un quadro: «quello di San Silvio da Arcore» e lei, con il sorriso di prassi (diplomaticamente ebete), è rimasto allampanato, incapace di infilargli una mano in bocca e strappargli la lingua. Lei annuiva, restando immobile, che è il top della diplomazia e della falsità proterva e bugiarda. Io non so se lei si sia reso conto del danno che ha provocato alla Chiesa universale e alla Chiesa che è in Italia in modo particolare.

Con la sua presenza «in quel giorno e a quell’ora», senza che Berlusconi ammettesse i suoi errori e chiedesse scusa agli Italiani e alle Italiane dei suoi comportamenti non privati, ma di presidente del consiglio in carica in luoghi protetti dal «segreto di Stato», lei ha posto la premessa formale per sette conseguenze inevitabili, che peseranno sulla sua coscienza e di cui dovrà rendere conto a quel Dio in cui dice di credere:

a) Lei ha avallato la tesi del presidente del consiglio che afferma di essere orgoglioso dei suoi comportamenti perché gli Italiani vogliono essere come lui. In questo modo lo propone a tutti come MODELLO. Lei insieme a Berlusconi, due giorni dopo una sentenza di un sovrano tribunale che lo giudica corruttore di giudici e nel giorno in cui la Corte Suprema lo spoglia della sua pretesa e mafiosa superiorità, rendendolo semplicemente cittadino tra i cittadini, autorizza tutti gli Italiani e le Italiane a imitarlo perché che altro significa la sua presenza se non la santificazione di un uomo perverso e del suo sistema d’impunità immorale?

b) Lei ha dato vigore e densità alla pazzia di un uomo che non esita a gettare la Nazione in una guerra civile pur di salvarsi da tutte le sue ignominie e dai tribunali, anche per fatti commessi prima che diventasse deputato e presidente del consiglio. Come nel 1929 fu solo il Vaticano a riconoscere il governo di Mussolini e la sua dittatura fascista, così nel 2009, esattamente dopo 80 anni, è ancora il Vaticano a togliere d’impiccio istituzionale un governo e un indegno presidente del consiglio condannato dal mondo intero.

c) Lei con questa sua presenza, «in quel giorno e in quelle condizioni», ha perso ogni dignità etica di parlare di mortalità e di spiritualità perché non ha esitato, sul modello della migliore tradizione mafiosa, a dire al mondo intero che un mafioso, amico dei mafiosi e protettore di mafiosi, corruttore, evasore (con tutto il resto), è protetto dalla Sacra Famiglia Vaticana. E’ possibile che lei rappresenti uno Stato estero, è impossibile che possa, anche per sbaglio, rappresentare la Chiesa di Cristo.

d) Lei con la sua presenza a quella mostra ha assolto di fatto Berlusconi, all’insegna del «siamo pratici, ovvia!», rinnegando anche le condizioni etiche e sacramentali che la Chiesa impone ai poveri diavoli. Lei ha disonorato tutti i credenti che faticano giorno per giorno a conciliare quello che voi dite con le difficoltà della vita. Forse abbiamo sbagliato interpretazione del vangelo e correggerlo con «i ricchi li avrete sempre con voi», al posto di «i poveri li avrete sempre con voi». Personalmente ritengo che lei, in coscienza, non possa celebrare la Messa senza commettere sacrilegio e vilipendio della dottrina cattolica.

e) Lei apparendo accanto all’Indecenza personificata, non solo ne diventa complice e coartefice, ma autorizza centinaia e centinaia di persone credenti e non credenti a diffidare di una gerarchia collusa con il potere e il malaffare, esortando i molti che sono sulla soglia, invitandoli a lasciare la Chiesa, sbattezzandosi come atto formale, unica arma di autodifesa nei vostri confronti che ascoltate solo il richiamo del corrotto potere.

f) Lei ha dato l’avallo ai giorni tristi che ci attendono perché l’uomo è senza coscienza di Stato.

g) Lei è colpevole se le offerte dell’8xmille diminuiranno ancora e deve sapere che ne è stato e ne è la causa efficiente. Da alcuni anni le offerte diminuiscono sempre di più e sulla mia strada incontro sempre più persone che dichiarano di firmare per altre realtà religiose, perché non vogliono essere complici di una clero e di una gerarchia che ha tradito il Vangelo.

Come prete di strada, come credente nel Gesù del Vangelo e come cittadino che ama il suo Paese, senza esserne schiavo, mi permetta di dirle con chiarezza: lei non mi rappresenta più (veramente non mi ha mai rappresentato, nemmeno quando era vescovo di Genova) e sono fiero di rifiutare e ripudiare il suo modello e quello che lei propone, proteggendolo: il berlusconismo che è l’indecenza che corrompe la nostra Nazione e corrode il nostro futuro. Intanto il territorio, dilapidato dai condoni edilizi, si frantuma, i precari, i licenziati, i tre milioni di poveri che vivono con 222,00 euro, gli sfrattati e gli immigrati uccisi, tutti in coro ringraziano anche lei che, ora con certezza, «sappiamo da che parte sta».

Con disistima,

Paolo Farinella, prete

Aspettando il Ponte: Cronaca di una tragedia annunciata

3 Ottobre 2009 charry 23 commenti

Oggi nessun politico parla di lutto nazionale, di tricolore, di caduti, di dolore… sono tutti presi  dallo scudo fiscale, maggioranza e opposizione ,  quest’ultima, grazie al Pd, ha persino dato una manina non indifferente alla maggiornaza con delle assenze strategiche per far si che lo scudo  della vergoga passasse indenne dalla votazione. VRIOGNA!!

E poi non è che possiamo paragonare la morte di 20, 30 terroni che “costruiscono abusivamente” a quella di 6 soldati caduti per la “Pace”…quelli sono eroi veri, questi, “so piezz ‘e  fango!!”

Oggi Berlusconi si guarda bene dall’ avvicinarsi al fango (unico elemento del quale può pregiarsi di essere ambasciatore nel mondo) – “rischierebbe d’intralciare”  e ci credo, le poche volte che ha parlato della Sicilia lo ha fatto sbandierando il suo miracolo chiamato  ponte sullo stretto.

Lombardo Raffaele invece, aspetta la calata del duce reclamando soldi,  i piccioli.  Anche lui ha sempre portato alto il nome del ponte, basta guardare il suo riporto per rendersi conto del miracolo d’ingegneria che gli passa per la testa.

Adesso, io non voglio fare polemica in un giorno così triste, però voglio girarvi una domanda e per una volta spero in una risposta anche da parte delle istituzioni, Sindaco in testa (tanto lo so che non risponderà mai), e lo faccio prendendo spunto da una conversazione molto amichevole che ho avuto con l’Ass. Salvo Cardaci il quale dice: ” Credo che il mondo, l’Italia, la Sicilia, la nostra provincia e anche i piccoli comuni come Regalbuto stiano attraversando uno dei momenti peggiori dell’ultimo trentennio, Il fatto e’ che sono completamente cambiate le condizioni ed oggi dopo gli sperperi del passato e i carrozzoni creati per fare clienti si rischia di non poter assicurare nemmeno i servizi essenziali per le nostre comunita’. E’ ovvio che sottoscrivo ogni parola detta da Salvo e partendo da questo dato vi chiedo se è ancora il caso di parlare di ponte sullo stretto o di concentrarci tutti, mettendo da parte per una volta le nostre rispettive “tifoserie politiche”,  individuando  quelli che sono i veri problemi di una Regione martoriata da una mancata pianificazione.  Le nostre strade, se tali si possono ancora definire,  sono un attentato all’incolumità pubblica, le buche sia nel centro abitato che nelle principali arterie di comunicazione sono delle voragini.

E’ lecito chiedersi quale sviluppo si può intravedere in tutto questo se la politica si diverte solo a fare pura demagogia, propaganda? E noi siciliani , siamo  veramente così sciocchi da non capire che ci stanno prendendo per i fondelli? Purtroppo SI!!