Archivio

Archivio per la categoria ‘Religione’

Papa Papi Punzi Tirituppiti e Papiello

19 Ottobre 2009 charry 27 commenti

papiello

Vi chiederete cosa c’entra Punzi e Tirituppiti? Niente, ogni uno ha quel che si merita :D

Lettera aperta al Card. Tarcisio Bertone

13 Ottobre 2009 charry 13 commenti

Il protettore del padrino. Lettera aperta al card. Tarcisio Bertone, segretario di Stato Vaticano

- di Paolo Farinella, prete -

Sig. Cardinale,

bertoneMercoledì 7 ottobre 2009 è stato un giorno memorabile e tragico. Memorabile perché una sentenza della Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo il tentativo di Silvio Berlusconi, presidente del consiglio, corrotto e corruttore, di stravolgere lo stato di diritto, piegandolo ai suoi biechi e immorali interessi. Con il «Lodo Alfano», egli voleva la consacrazione costituzionale di essere l’«Unto di Dio» in terra. Che Berlusconi sia «unto» è fuori di ogni dubbio: unto di falsità, di immoralità, di corruzione, di furto, di evasione, di illegalità e di antidemocraticità. La sentenza della Corte, invece, ha restituito a noi cittadini comuni, l’orgoglio della dignità di appartenere ad una Repubblica, dove l’uguaglianza dei cittadini e la legalità sono ancora «principi non negoziabili». Con questa sentenza l’Italia è più forte e più libera.

Mercoledì 7 ottobre 2009, però, è stato anche un giorno tragico. Lei, sig. segretario di Stato Vaticano, nonostante la disapprovazione della Chiesa reale, ad ogni costo, ha voluto tagliare insieme a Berlusconi il nastro della mostra «Il Potere e la Grazia» a palazzo Venezia (ogni riferimento al passato è decisamente voluto). Che scena deprimente! Che spettacolo rozzo e indecoroso! Lei sapeva che «in quel giorno e in quelle ore», la Corte Suprema si sarebbe pronunciata e sapeva quali sarebbero state le reazioni di un uomo malato e fuori controllo (testimonianza della moglie), eppure non ha esitato ad aspettare e a rispettare la tempistica imposta da un giullare che da sempre ha identificato i suoi interessi con quelli del Paese.

Il presidente del consiglio, furibondo per non essere «più uguale degli altri», chiuso nel bunker insieme ai suoi disonorevoli dipendenti, sapendo che ormai non poteva sfruttare il tg1 minzoliniano, ormai fuori tempo massimo, ritarda volutamente l’apertura della mostra, costringendo lei ad aspettare i suoi comodi. Egli infatti varca la soglia di palazzo Grazioli, sede di meretricio istituzionale, nello stesso momento in cui inizia il tg4 di famiglia, consapevole che quelle primissime immagini avrebbero fatto il giro del mondo.

Come un cane, ferito all’improvviso, con uno stile da pescivendolo (con tutto il rispetto) più che da uomo di Stato, va all’attacco di tutti: lo tzunami della vergogna attraversa l’etere, una valanga di falsità e di fango schizza dappertutto: contro il Presidente della Repubblica, contro i Giudici Costituzionali (anche contro quei due con i quali ha condiviso una irrituale cena, prima della sentenza?), contro la guardia del corpo più alta di lui, contro la stampa, contro la televisione, contro la luna che si permetteva di sogghignare. Una scena invereconda.

«In quel giorno», il 7 ottobre 2009, la prudenza clericale e diplomatica avrebbe voluto che lei stesse defilato, magari in qualche cappella a pregare per la «serva Italia di dolore ostello / nave sanza nocchiere in gran in gran tempesta / non donna di provincie, ma bordello» (Dante, Purg. II, 6,76-78). Invece?… Invece, lei, sig. cardinale, stava lì, come un compare di nozze, accanto all’«utilizzatore finale» di prostitute a pagamento. Egli da solo ha calpestato tutti «i principi etici non negoziabili» con cui lei è solito pontificare; tutti i principi della dottrina sociale della Chiesa che ogni tanto lei rispolvera per darsi un contegno; tutti i valori etici per cui il Vaticano e la Cei avete anche organizzato una manifestazione di massa, il Family-Day, a cui ha partecipato anche il frequentatore di minorenni, divorziato e strenuo difensore della «famiglia», senza che nessuno lo accompagnasse in qualche strada adiacente; tutti i principi, i valori, le regole e il metodo che il papa predica e la Cei descrive nel documento «Educare alla legalità» (1991-2000), che avete abortito prima ancora che nascesse.

Tutto ha corrotto il Corruttore, anche le coscienza del popolo cattolico che, su vostra indicazione, lo vota in massa, senza nemmeno turarsi il naso. Lei stava lì come un protettore che mette il cappello sul proprio protetto, mandando un messaggio mediatico trasversale dentro e fuori i palazzi: Berlusconi è sotto la protezione del Vaticano e non si tocca, come lei aveva fatto con Giovanni Profiti, indagato a Genova e promosso a presidente dell’ospedale Bambino Gesù di Roma, di proprietà del Vaticano. Si direbbe che lei sia attratto dalla recidività: lei, infatti, va a braccetto di Berlusconi, nonostante sia corrotto, nonostante abbia corrotto, nonostante frequenti minorenni, nonostante favorisca e alimenti la prostituzione, nonostante sia evasore, nonostante sia piduista, nonostante sia Berlusconijad, nonostante abbia impoverito l’Italia dentro l’abbia umiliata fuori, all’estero, dove stampa ed economia chiedono a gran voce le dimissioni.

A lei, sig. cardinale, che gliene cale? L’importante è portare a casa, a costo zero, qualche legge che domani un altro governo eliminerà. Ah, la lungimiranza della diplomazia vaticana, un tempo mito ineguagliabile di accortezza serpentina, oggi ridotta a comparsa nel ridotto del berlusconismo, mito dell’anticristianesimo.

Il mondo ha visto che il presidente del consiglio, vergogna internazionale della Repubblica italiana, certo ormai del padrinaggio vaticano, ha osato dirle davanti a tutti che in quella mostra mancava un quadro: «quello di San Silvio da Arcore» e lei, con il sorriso di prassi (diplomaticamente ebete), è rimasto allampanato, incapace di infilargli una mano in bocca e strappargli la lingua. Lei annuiva, restando immobile, che è il top della diplomazia e della falsità proterva e bugiarda. Io non so se lei si sia reso conto del danno che ha provocato alla Chiesa universale e alla Chiesa che è in Italia in modo particolare.

Con la sua presenza «in quel giorno e a quell’ora», senza che Berlusconi ammettesse i suoi errori e chiedesse scusa agli Italiani e alle Italiane dei suoi comportamenti non privati, ma di presidente del consiglio in carica in luoghi protetti dal «segreto di Stato», lei ha posto la premessa formale per sette conseguenze inevitabili, che peseranno sulla sua coscienza e di cui dovrà rendere conto a quel Dio in cui dice di credere:

a) Lei ha avallato la tesi del presidente del consiglio che afferma di essere orgoglioso dei suoi comportamenti perché gli Italiani vogliono essere come lui. In questo modo lo propone a tutti come MODELLO. Lei insieme a Berlusconi, due giorni dopo una sentenza di un sovrano tribunale che lo giudica corruttore di giudici e nel giorno in cui la Corte Suprema lo spoglia della sua pretesa e mafiosa superiorità, rendendolo semplicemente cittadino tra i cittadini, autorizza tutti gli Italiani e le Italiane a imitarlo perché che altro significa la sua presenza se non la santificazione di un uomo perverso e del suo sistema d’impunità immorale?

b) Lei ha dato vigore e densità alla pazzia di un uomo che non esita a gettare la Nazione in una guerra civile pur di salvarsi da tutte le sue ignominie e dai tribunali, anche per fatti commessi prima che diventasse deputato e presidente del consiglio. Come nel 1929 fu solo il Vaticano a riconoscere il governo di Mussolini e la sua dittatura fascista, così nel 2009, esattamente dopo 80 anni, è ancora il Vaticano a togliere d’impiccio istituzionale un governo e un indegno presidente del consiglio condannato dal mondo intero.

c) Lei con questa sua presenza, «in quel giorno e in quelle condizioni», ha perso ogni dignità etica di parlare di mortalità e di spiritualità perché non ha esitato, sul modello della migliore tradizione mafiosa, a dire al mondo intero che un mafioso, amico dei mafiosi e protettore di mafiosi, corruttore, evasore (con tutto il resto), è protetto dalla Sacra Famiglia Vaticana. E’ possibile che lei rappresenti uno Stato estero, è impossibile che possa, anche per sbaglio, rappresentare la Chiesa di Cristo.

d) Lei con la sua presenza a quella mostra ha assolto di fatto Berlusconi, all’insegna del «siamo pratici, ovvia!», rinnegando anche le condizioni etiche e sacramentali che la Chiesa impone ai poveri diavoli. Lei ha disonorato tutti i credenti che faticano giorno per giorno a conciliare quello che voi dite con le difficoltà della vita. Forse abbiamo sbagliato interpretazione del vangelo e correggerlo con «i ricchi li avrete sempre con voi», al posto di «i poveri li avrete sempre con voi». Personalmente ritengo che lei, in coscienza, non possa celebrare la Messa senza commettere sacrilegio e vilipendio della dottrina cattolica.

e) Lei apparendo accanto all’Indecenza personificata, non solo ne diventa complice e coartefice, ma autorizza centinaia e centinaia di persone credenti e non credenti a diffidare di una gerarchia collusa con il potere e il malaffare, esortando i molti che sono sulla soglia, invitandoli a lasciare la Chiesa, sbattezzandosi come atto formale, unica arma di autodifesa nei vostri confronti che ascoltate solo il richiamo del corrotto potere.

f) Lei ha dato l’avallo ai giorni tristi che ci attendono perché l’uomo è senza coscienza di Stato.

g) Lei è colpevole se le offerte dell’8xmille diminuiranno ancora e deve sapere che ne è stato e ne è la causa efficiente. Da alcuni anni le offerte diminuiscono sempre di più e sulla mia strada incontro sempre più persone che dichiarano di firmare per altre realtà religiose, perché non vogliono essere complici di una clero e di una gerarchia che ha tradito il Vangelo.

Come prete di strada, come credente nel Gesù del Vangelo e come cittadino che ama il suo Paese, senza esserne schiavo, mi permetta di dirle con chiarezza: lei non mi rappresenta più (veramente non mi ha mai rappresentato, nemmeno quando era vescovo di Genova) e sono fiero di rifiutare e ripudiare il suo modello e quello che lei propone, proteggendolo: il berlusconismo che è l’indecenza che corrompe la nostra Nazione e corrode il nostro futuro. Intanto il territorio, dilapidato dai condoni edilizi, si frantuma, i precari, i licenziati, i tre milioni di poveri che vivono con 222,00 euro, gli sfrattati e gli immigrati uccisi, tutti in coro ringraziano anche lei che, ora con certezza, «sappiamo da che parte sta».

Con disistima,

Paolo Farinella, prete

Punzi Furia: Politica in Love 2.0 by Vivienna.it

27 Settembre 2009 charry 6 commenti

Regalbuto. A maggio del 2008, Re Raffaele, vince le elezioni regionali, mentre alla provincia di Enna, avviene (dopo diversi decenni), il miracolo: la provincia ennese, (almeno sembra), cambia totalmente rotta. Recide i “tentacoli di quella “politica sinistra” che ha imperato, piegando i propri sudditi a 90° (gradi), costringendoli a supplicare i politici di turno, per acclamare qualunque, proprio diritto, nonché soprattutto, quello di un tanto sognato posto di lavoro.
Nel contempo, in un piccolo regno chiamato Regalbuto, (famoso per la vergognosa, superata favola del parco tematico), emerge nel terzo millennio, una vera fiaba: quella sulla Dinastia dei Punzi-Furìa. Proprio in quel piccolo regno, viene eletto un nuovo Principe-Sindaco dal nome Gaetano Punzi, (il quale, proveniente da una formazione di sinistra), decide di dichiararsi e di schierarsi, con gli stessi colori di Re Raffaele. Ma prima ancora della dichiarazione politica verso il Governatore della nostra Regione, il principe Gaetano, ne fa una: molto più importante e di natura prettamente sentimentale, alla bella, affascinante, intelligente farmacista locale di nome Barbara Furìa. Dalla loro splendida unione, sono nati tre bellissimi principini. Ma proprio la bella e intraprendente, principessa Barbara, (che non pensava assolutamente di darsi alla politica), dovette accettare con “grande entusiasmo”, la sua candidatura alle elezioni regionali del 2008. Alquanto sorpresa, chiese a Re Raffaele, del perché di questa importante, impegnativa proposta. Era sottinteso, che la grande stima, che il governatore Lombardo, manifestava verso l’atletico, aitante, principe Gaetano, avrebbe comportato, un significativo, consolidamento politico, nel piccolo regno di Regalbuto. Pensate: il principe Gaetano Punzi, (già sindaco), e la principessa Barbara, fortificando così, i colori dell’MPA.
La principessa, ebbe una bella affermazione elettorale, non raggiunse il quorum necessario per diventare assessore. Ma poiché, Re Raffaele, rimase particolarmente soddisfatto della matematica elettorale, (che la principessa Barbara raggiunse), la fece nominare assessore provinciale, (sotto la presidenza del dott. Pippo Monaco), con delega: alle politiche sociali e a quelle socio-sanitarie. Da quel momento, la coppia Gaetano-Barbara, ebbe la possibilità di esprimere il massimo di se stessi, (tanto da impegnarsi notevolmente), cercando di fare dell’ottima politica attiva, esclusivamente a favore della collettività. Così facendo, i coniugi più belli ed amati di Regalbuto, vissero molto attaccati, felici e contenti, (grazie proprio al ruolo di quella politica), che ha fatto convergere e condividere, i loro stessi interessi.
Purtroppo, nonostante la vittoria alla provincia, (da parte della Destra, nei confronti di quella Mala-Sinistra), i sudditi ennesi, manifestano a tutt’oggi, la loro totale delusione, in quanto continuano a soccombere, senza mai aver tastato, veduto, (odorato minimamente), un serio, vero cambiamento nella gestione della politica locale. Il tutto perché sembra che Ser Pippo Monaco, (ancora attuale reggente della provincia), non sia mai riuscito, (nonostante la sua indiscutibile onestà politico-intellettuale), a far uscire i sudditi ennesi, da quella spettrale morsa di potere, (esercitata dai ramificati tentacoli), che la ex-attuale sinistra, continua a detenere. Ed è così che dalle elezioni provinciali del 2008, nel regno della provincia, (cosiddetta “babba”), avviene che Ser Pippo Monaco, (non sappiamo per quali pressioni o da parte di chi), abbia deciso (con notevole sofferenza), di svolgere il ruolo di “Monaco di Clausura”, anziché quello di Monaco Presidente; ritirandosi così, dietro le quinte di codesta scelta spirituale. È chiaro che tale decisione, comportò subito, (tra i Cavalieri della Tavola-Rotonda-Provinciale), quella infezione (ormai in netta espansione da queste parti), chiamata: Meningo-Politico-Cocco; spingendo così, l’intera giunta, nonché l’intero consiglio provinciale, ad assumere atteggiamenti da anarchia-politica, con continui scontri e contrasti tali, da offendere l’intelligenza di chi ha una concezione ben diversa dal fare politica.
Ma una “magica notte”, Ser Pippo Monaco, (durante il suo ritiro spirituale), ebbe un’apparizione: Gianfranco Fini, Presidente della Camera, (Padre indiscusso di AN e stesso partito del Monaco), il quale, su di un cavallo bianco-alato, tuonava contro il presidente della provincia, invitandolo a reagire, per dare un vero scossone alla politica ennese, obbligandolo ad uscire dalle grinfie del potere-sinistro. Inoltre, aggiunse: caro Ser Monaco, sciogli immediatamente la giunta della tua Tavola-Rotonda e rimpasta il tutto con determinazione. Subito dopo, Gianfranco Fini, richiamato dalla “Divina-Voce” di Silvio Berlusconi, (per dei consigli fraterni, su come fare a meno delle “Escort” e per dei chiarimenti identificativi sul futuro ruolo del PDL), scomparve tra lapilli, saette di fuoco e dorati raggi di luce.
Ser Monaco, (quella notte), non poté più dormire, e subito dopo, prese una travagliata, alquanto sofferta decisione: congeda e scioglie la giunta dei cavalieri della tavola-rotonda, invitando tutti i capi gruppo dei vari colori politici di appartenenza, di rimodulare e indicare i nuovi nominativi da designare alla carica di assessori. Fu così che accadde qualcosa di veramente aberrante: fra le rinomine, si parlava della non riconferma (come assessore), proprio la bellissima principessa Barbara.
Sicuramente, qualcuno o diversi esponenti “Franchi-Tiratori”, nonché “Traditori di Giunta”, hanno inteso liquidare la bella Barbara, con il seguente, ambiguo e netto messaggio:
“Bedda, o fatti a Quasetta!!!”
Arrabbiatissima, manifestò giustamente, tutto il suo sdegno, (molto Furìa-mente), per riavere il suo legittimo, perduto ruolo.
A quel punto, la principessa Barbara, (delusa, schifata), chiusa nelle sue prestigiose mura, interrogò lo specchio delle sue brame, formulando la frase magico-fatale:
Specchio, specchio delle mie brame, dimmi, chi mai, vuole destituirmi dal mio Reame???
Lo specchio, così rispose: Cara principessa Barbara, è stata la strega “Destra-Mancina”, che ti vuole fuori, distante dalla politica ennese; e per nulla vicina!!!
Una volta che la principessa ebbe l’ignobile conferma, affidò la sua prole ad una delle sue badanti, fece sellare i cavalli, ed insieme al principe Gaetano (suo consorte), raggiunsero il “Castello dei Normanni”, per esporre il tutto, al governatore della Regione. Dopo un lunghissimo, animato, costruttivo, alquanto commovente colloquio, Re Raffaele, tirò fuori la sua “Excalibur”, e puntandola sui capi della coppia principesca, disse loro: andate, tornate ad Enna e parlate con Ser Monaco, sollecitatelo (da parte mia), che deve riconquistare il suo ruolo di governatore della provincia, e porre fine a questa subdola politica passiva. Infine aggiunse: adesso andate miei “Prodi” (no nel senso di quel tale, Romano sinistro, che abbiamo conosciuto), ritornate alla vostra terra; portate la nuova favella; e ricordate che da voi, esigo e pretendo una politica decisamente ed esclusivamente Attiva!!!
Fu allora così, che i due, tornarono nella loro residenza estiva, fieri, carichi di entusiasmo e di positività. Ma durante la notte, il principe Gaetano, (avendo avuto una brillante idea), si illuminò, svegliò la principessa Barbara e le disse: amore, ho trovato la soluzione per combattere e debellare questa insopportabile, nauseante, fatiscente politica passiva; e trasformarla in politica attiva!
- Dimmi, dimmi tesoro mio, (esclamò la principessa), come possiamo invertire tutto questo?
- Cara Barbara, solo dimostrando ai ns. avversari nemici, la parte più attiva del ns. essere!
- Come possiamo dimostrare la ns. parte più attiva, (chiese Barbara)?
- E il principe Gaetano, rispose: facendo stanotte, un altro figlio amore mio!!!
Infatti, la principesca coppia, è in attesa di un nuovo erede, (per l’esattezza, trattasi di una bellissima femminuccia); per la quale, formuliamo i ns. più fervidi auguri a questi amatissimi, stimatissimi principi ennesi.
Non appena la notizia su questa gravidanza, arrivò alle orecchie di Re Raffaele, sconvolto e sorpreso, (in lingua “Oxfordiana”), esclamò: mizzica, semu letteralmenti consumati!
Quindi alquanto preoccupato, convocò immediatamente, (in seduta straordinaria), il governatore della sanità: (On. Dott. Massimo Russo), invitandolo subito, ad emettere un decreto regionale, per distribuire gratuitamente, (a tutte quelle famiglie che fanno politica “Attiva”), la pillola del giorno dopo, (nota come RU-486)!!!
La preoccupazione e lo sconforto di Re Raffaele, sono motivati e giustificati dal fatto che si trova impossibilitato, a dare ulteriori incarichi di visibilità anche ai neo-principini Punzi-Furìa.
A conferma di tale decisione, il governatore di Sicilia, (chiarisce il tutto) informando: l’intero direttivo, tutti i capi gruppo, nonché tutti i componenti e simpatizzanti dell’Mpa, (attraverso un “comunicato-stampa-ufficiale”), dal seguente contenuto: cari miei fidati sudditi e guerrieri, sono alquanto rammaricato, nel ricordarvi che da oltre 60 anni di “pseudo-autonomia-siciliana”, per la quale sto lottando, per renderla veramente libera “dalla schiavitù romana”, ed autonoma; chi mi ha preceduto, ha violentato, vilipeso, divorato spudoratamente, questa meravigliosa terra di Sicilia.
Ciò mi rende impossibilitato a poter distribuire o dare: ulteriori riconoscimenti, nomine, cariche, governi e sottogoverni; a nessuno, (figuriamoci ai figli dei figli), anche di coloro i quali, (così come per la stimatissima coppia regale Punzi-Furìa), si prodigano con alto senso di dovere, responsabilità ed impegno, nel dare una nuova ventata di idee e di freschezza, al fine di una vera, sana, trasparente politica; a favore delle masse sociali.
Quindi ahimè, non posso assolutamente, (né potrei, anche volendo), onorare ulteriori impegni, per soddisfare tali esigenze.
In altre parole, cari miei fidati soldati: Non c’è cchiù Nenti p’à Iatta!!!
Anche perché, se così non fosse, dovrei cambiare la specifica denominativa dell’MPA, (anziché Movimento dell’Autonomia), sarei costretto a ridenominarlo, nella seguente forma:
(Movimento-P’Afamigghia-Allargata); e penso proprio, che non sia assolutamente il caso!!!
Dopo questo dispaccio governativo, fu così che: Ser Monaco, riprese le redini (almeno così sembra), della “provincia babba”; l’On. Russo, fece distribuire le pillole “RU-486”del giorno dopo; mentre la coppia regale, (molto intelligentemente), si sta godendo la tenera amabile, dolce attesa della loro prossima nascitura, (creatura della quale, siamo certi), che da grande, farà una politica davvero: “Punzi-ettante e Furìa-bonda”, al fine di quel necessario, cambiamento radicale, che tutti i Siciliani Onesti, (da molto tempo), si aspettano.

Pertanto, cogliamo l’occasione per riformulare alla coppia Punzi-Furia, i ns. più sinceri auguri e le ns. più vivissime congratulazioni, per questo bellissimo evento materno, nella speranza che si fermano a quota quattro, (non tanto per noi), ma quanto per Re Raffaele.
Dal mondo delle favole del Regno Ennese, è tutto (speriamo proprio tutto), e porgiamo a tutti i nostri lettori, un cordiale arrivederci.

Fonte Vivienna.it

Regalbuto: Don Magno sulla festa di San Vito

25 Agosto 2009 charry 28 commenti

image1Hanno suscitato persino un piccolo articolo sulla cronaca di Enna, di un noto quotidiano locale, i malumori di molti cittadini circa la conclusione della festa di San Vito: inadeguato sia lo spettacolo musicale, per la scelta del tipo di musica e sia i fuochi d’artificio perché sono durati poco tempo, per l’esattezza 6 minuti e 50 secondi. Conclusione: visto che l’ultima sera le due cose considerate principali di tutta la festa patronale e cioè, “il cantante” e i “fuochi” non hanno avuto successo, allora tutta la festa è andata male!! Veramente non riesco a comprendere questo modo di ragionare di molti, un modo di ragionare senza dubbi superficiale e quindi incapace di dare un giudizio sereno sulla festa. Una festa che non dura soltanto un giorno e che vorrei ricordare è la festa di San Vito, festa della comunità regalbutese – almeno per quella che si riconosce tale attorno alla fede cristiana – che va compresa nel suo insieme per darne una valutazione globale. Da parte mia sono molto sereno del dare una valutazione complessivamente positiva a tutta la festa. Intanto il triduo, che quest’anno ha avuto una nuova impostazione: dalla spiritualità, alle problematiche sociali dei nostri giorni, alla serata dedicata all’amicizia con lettura di testi e musiche di Haydn. Grande è stata la soddisfazione in chi ha preso parte a questi momenti (di solito ad una certa stampa le notizie belle e positive sfuggono…!). Ho visto tanta gente partecipare ai vari momenti dell’alloro, del giorno delle reliquie, una calorosa accoglienza alle reliquie riservata dal quartiere sant’Ignazio e anche tante persone la sera dell’11, sia in chiesa che in processione… La cosa che va subito chiarita dunque è questa: non si può dare una valutazione negativa della festa solo perché c’è qualcosa che non è andata bene l’ultimo giorno e per giunta qualcosa di non essenziale, questo non è accettabile. Ci possono essere delle cose che non hanno suscitato particolare entusiasmo, bene: se ne parli in modo costruttivo e con cognizione di causa. Ne abbiamo discusso in sede di riunione di comitato – per le cose che riguardano la festa religiosa – dove abbiamo formulato le opportune considerazioni di cui voglio darvi qui, in breve, una sintesi.

  1. I tagli che sono stati fatti erano inevitabili visto che le offerte negli anni passati (specie l’anno scorso) non sono state sufficienti a pagare tutte le spese anche perché, lo diciamo con molta serenità ma bisogna dirlo, molti regalbutesi – singoli o ditte varie – non partecipano per niente o in modo irrisorio, a sostenere le spese.
  2. Da parte mia e da parte del comitato c’è tutta la buona volontà – e mi sembra che è stato messo in evidenza con le innovazioni che sono state apportate alla festa – di migliorare la festa, di renderla ancora più ricca di eventi di fede e di cultura. Secondo voi perché non riusciamo ad andare oltre? La risposta rimanda al n. 1.
  3. Per quanto riguarda in particolare i fuochi dell’11 di quest’anno. Tenete contro che il fuoco è stato strutturato diversamente dagli altri anni, è stato un fuoco molto sostenuto nella successione delle bombe, senza pause, senza vuoti e le bombe sparate sono state tutte di alta qualità così come i disegni eseguiti. Per quanto è costato (€ 4.000) non si poteva fare di più.
  4. Un’altra considerazione va fatta in ordine agli spettacoli. Bisogna ricordarsi che la festa è del Santo Patrono, quindi è l’evento principale che deve coinvolgere la comunità dei regalbutesi. Non si possono impiegare ingenti risorse di denaro per spettacoli costosi e della breve durata, bisogna invece pensare a spettacoli di alta qualità, che coinvolgano le energie locali, che siano espressive di tutte le doti che abbiamo a Regalbuto, bisogna inventarsi altri modi di intrattenimento capaci anche di valorizzare tutto il ricchissimo patrimonio artistico che abbiamo nel paese e con spese modiche. I grossi nomi non hanno senso all’interno di una festa religiosa. Questi, semmai, devono eseguirsi in luoghi adatti, con la partecipazione del pubblico a pagamento etc…
  5. Ma il cuore di tutto il problema se volete è che in una larga fetta della nostra popolazione “forse” la devozione a San Vito va diminuendo e questo porta a tutta una serie di conseguenze. Ecco perché abbiamo creato anche quel piccolo libretto su San Vito, che speriamo ripetere ogni anno, perché possa aiutarci a riscoprire la ricchezza delle nostre tradizioni.
  6. Vogliamo una bella festa? Bisogna che ognuno faccia la propria parte e la faccia bene.

Ecco il rendiconto delle entrate e delle uscite 2009, valutatelo bene e prima di esprimere lamentele, che non servono a niente, se non a danneggiare, riflettete con attenzione. In ogni caso siamo ben disposti ad accogliere suggerimenti e nuove persone, ben motivate, a far parte del Comitato e ad impegnarsi così con i fatti per una migliore riuscita della festa.

ENTRATE

1. Raccolta per il paese                                                             € 8.407,00

2. Offerte torce                                                                               200,00

3. Offerte consegnate al parroco                                             885,00

4. Offerte depositate nella cassetta in chiesa                                696,00

5. Offerte raccolte nella chiesa dei cappuccini il g. 8                    790,00

6. Raccolta processione del 9                                                         500,00

7. Raccolta processione del 10                                                       220,00

8. Raccolta processione dell’11                                                   3.780,00

9. Raccolte durante le Messe                                                       1.274,00

10. Iscrizione cavalli                                                                       900,00

Totale                 €       17.652,00

USCITE

1. Fuochi                                                                                   € 6.000,00

2. Banda musicale                                                                        4.800,00

3. Tasse varie (SIAE, Curia, affissioni, bolli)                                729,00

4. Tamburinai                                                                                           850,00

5. Spese varie (manifesti, assic. Cavalli, operai, fiori chiese,

viaggi furgone)                                                       856,00

6. Zaareddi                                                                                      850,00

7. Serate del triduo                                                                          480,00

8. Nuove immaginette                                                                 1.680,00

Totale                 €         14.565,00

RESTO ATTIVO € 1.407,00

Desidero ringraziare ancora una volta l’Amministrazione comunale per l’apporto concesso, tutti i membri del Comitato che si sono impegnati con dedizione nell’organizzazione di tutto quello che è necessario per realizzare una festa, tutti i volontari che a diverso titolo hanno dato una mano e tutti voi fratelli e sorelle nel Signore.

A tutti l’augurio di ogni bene.

P. Alessandro

LA VIRTU’ DEL COMANDO di P. Alessandro Magno

23 Giugno 2009 charry 14 commenti

Una riflessione sulla politica

LA VIRTÙ DEL COMANDO

Poco si parla, generalmente, delle virtù di chi comanda. Se ne discute la legittimità e anche l’efficienza; se ne esaminano i risultati politici. Sembra che la virtù non lo riguardi. Che la bontà non faccia parte del suo bagaglio; per lo meno del suo bagaglio necessario. Un di più. Eppure non è così: non dovrebbe essere così. Dell’autorità fa parte essenziale l’autorevolezza, un sostantivo impopolare, ma importante.

Dell’autorevolezza fanno parte essenziale alcuni aspetti che possiamo chiamare etici: alcune vere e proprie virtù. Sarebbe non soltanto riduttivo ma falso riservare le virtù alla vita privata: sacrestia e camera da letto, come si suole dire. Anche chi comanda – il politico – può e deve essere “virtuoso”. Anche se non sempre virtù e successo camminano insieme.

Molti gli aspetti dell’autorevolezza. Se ne possono indicare almeno alcuni. La sincerità, prima di tutto. Non ingannare, non falsare. Non vantare risultati inesistenti o esagerati. Non calunniare gli avversari, non trasformare la politica in una battaglia campale. E non trarre dalla vita politica vantaggi personali o familiari, più o meno economici o, appunto, politici.

Vengono in mente alcuni aspetti delle famose beatitudini evangeliche, valide anche per i politici. Anche, forse soprattutto. Beati i miti, anche in politica. Beati gli afflitti: avete mai visto  un politico piangere? È proprio l’umiltà che sembra esclusa dall’autorità del politico. Eppure l’umiltà è una grande, grandissima virtù del cristiano e di ogni uomo. Come coniugare l’autorevolezza con l’umiltà? È una delle principali questioni che interrogano il politico che vuole essere e mantenersi democratico. E anche democratico di successo.

Alessandro Magno